Seminario 2013: Miti, Riti e Reliquie

I miti sono una dimostrazione dell’inferiorità intellettuale delle popolazioni antiche e di quelle tradizionali contemporanee? O è sbagliato cercare di interpretarli come una “storia”?

Nel corso del seminario (per la parte antropologica) affronteremo una:

1)      Panoramica degli studi antropologici sulla mitologia (definizione di mito, rito, religione, storia).

2)      Analisi di un mito Boscimani (“Luna e Lepre”, vedi più in basso), studiato (invano) da Angelo Brelich e individuazione delle sue relazioni con la mitologia mediterranea di età classica.

3)      Ricerca di anteriorità e di elementi archeologici come indicatori di attività rituali legate ai miti di età classica individuati.

“… muore la madre di Lepre, che perciò piange; Luna dice a Lepre di non piangere, perché sua madre non è morta per sempre: tornerà in vita come luna stessa ogni volta che scompare e poi si rinnovella; Lepre, però, non crede, continua a piangere e con ciò irrita Luna che non solo le spacca il labbro (onde la singolare conformazione del labbro delle lepri), ma decide che da ora in poi effettivamente gli uomini (!) saranno mortali…”

Se si affronta questo mito senza i giusti strumenti concettuali non si può comprendere come esso parli del problema della “regalità”.

Il calendario del Seminario prevede i seguenti appuntamenti:

martedi 5 marzo              Introduzione agli studi etnografici, storici, semiotici e strutturalisti            (Dottarelli)   ore 18-20 presso l’aula T35 

martedi 19 marzo            Analisi del mito Boscimani I parte (Dottarelli)

martedi 26 marzo            Analisi del mito Boscimani II parte (Dottarelli)

martedi 9 aprile               Espressioni artistiche ed artigianali I parte (Angle e Rolfo)

martedi 16 aprile             Espressioni artistiche ed artigianali II parte (Angle e Rolfo)

venerdi 17 maggio            Necropoli e area sacra di Prama (Sardegna) e riferimenti ad ambiti analoghi (Roberta Fasano)

mercoledì 22 maggio        Complessi di ciste litiche e i “Cromlech“, civiltà di Canegrate e Golasecca (Maurizio Gatta e Antonmario Pieragostini); a seguire: Analisi spaziale sepolture dolmen, altre necropoli e insediamenti (Sirio Villani).

venerdì 24 maggio            Necropoli di Fossa e le problematiche delle sepolture a tumulo e a circolo ( Noemi Tomei); a seguire: Doppie spirali come oggetto e come rappresentazione (Roberto Malinconico).

martedi 28 (ma forse da spostarsi a lunedì 27) Deposizioni di arti animali in contesti funerari e cultuali (Alessandro Regazzini); a seguire: Rappresentazione aristocrazia (banchetto) e fonti, i celti una civiltà europea (Cristiano Pistellini, Massimo Portas).

venerdì 31 (ma forse da spostare a giovedì 30): Osservazioni e conclusioni (Roberto Dottarelli)

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Seminari della Cattedra di Paletnologia dell’Università di Tor Vergata

Questo blog raccoglie i lavori prodotti da docenti e discenti della cattedra di Paletnologia dell’Università di Tor Vergata, in relazione alla quale dal 2006 il Prof. Mario Federico Rolfo ha in affidamento il corso di Protostoria.

In particolar modo, sono stati archiviati i seminari dal 2009 al 2011. I seminari sono stati strutturati fin dal 2009 per affiancare alla prospettiva archeologica, anche le conoscenze derivanti dagli studi demo-etno-antropologici.

I testi e le presentazioni di docenti e discenti sono disponibili all’interno delle cartelle visibili sul lato destro della pagina.

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Uno degli obiettivi di questi seminari è quello di adottare un approccio comparativo, che utilizzi fonti provenienti da discipline diverse (antropologia, archeologia, storia antica, storia medievale, storia delle religioni). A tale proposito, ci fa piacere riprendere un testo di un esimio medievista, Marc Bloch, che negli anni ’60 sosteneva l’importanza del metodo comparativo.
“Il metodo comparativo può molto; io ritengo che la sua generalizzazione ed il suo perfezionamento siano una delle necessità più urgenti che si pongono, oggi, gli studi storici…
Nel campo di parecchie scienze umane esso ha fatto da tempo le sue prove. la sua applicazione alla storia delle istituzioni politiche, economiche, giuridiche è stata ripetutamente raccomandata. A quanto pare, ciononostante, la maggioranza degli storici non vi si sono fondamentalmente convertiti: essi fanno tanto di cappello e poi si rimettono al lavoro, senza cambiare nulla alle proprie abitudini…
Che significa, innanzitutto, nel nostro campo «paragonare» ?
Certamente questo: scegliere, in uno o più ambienti sociali differenti, due o più fenomeni che sembrino, a prima vista, presentare tra di loro certe analogie, descrivere le curve della loro evoluzione, constatare le rassomiglianze e le differenze e, nella misura del possibile, spiegare gli uni agli altri. Sono due, dunque, le condizioni necessarie perché, storicamente parlando, vi possa essere un «paragone»: una certa somiglianza tra i fatti presi in osservazione e una certa dissomiglianza tra gli ambienti in cui tali fatti si sono verificati…
Per esempio, … si confrontino le civiltà del Mediterraneo, greca o romana e le società dette primitive a noi contemporanee… L’educazione umanistica ci aveva assuefatto a considerare la Grecia e Roma come troppo simili a noi: il metodo comparativo, nelle mani degli etnografi, ci restituisce, quasi attraverso uno choc mentale, quella sensazione della differenza, dell’esotismo che è la condizione indispensabile di ogni sana intelligenza del passato.
Altri benefici sono di ordine generale: possibilità di colmare, con l’aiuto d’ipotesi fondate sull’analogia, certe lacune nella documentazione; apertura di nuove direzioni nella ricerca, suggerite dal confronto; soprattutto possibilità di spiegare molte sopravvivenze sino allora inintellegibili. Mi riferisco a quelle usanze che, essendosi mantenute e cristallizzate dopo la disparizione dell’ambiente psicologico originale nel quale erano nate, ci sembrerebbero irriducibilmente bizzarre, se l’esame di casi analoghi, nell’ambito di altre civiltà, non ci permettesse di ricostruire con precisione l’ambiente che più non abbiamo…
Vi è però un’altra applicazione del procedimento comparativo: studiare cioè parallelamente due società al tempo stesso vicine e contemporanee, costantemente influenzantisi l’un l’altra, sottoposte nel corso del loro sviluppo, proprio in ragione della loro vicinanza e del loro sincronismo, all’influenza delle medesime cause e risalenti almeno in parte, a una comune origine.
Ecco almeno quanto io mi vo accingendo a cercare di mettere in luce…”
Marc Bloch, “Lavoro e tecnica nel Medioevo“, pagg. 29-35, 2009, Laterza (1^ ed. 1959)

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